PREVENIRE L’ANSIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Per comprendere come prevenire l’ansia è opportuno dapprima spiegare qual è il processo che produce l’ansia.

Vediamo una rappresentazione schematica delle nostre reazioni al Coronavirus:


Ecco un esempio molto schematico di cosa potrebbe accadere a seguito dell’isolamento cui siamo sottoposti.

Sappiamo quanto il Coronavirus con le sue conseguenze sta rappresentando una minaccia per molte persone, preoccupate sia per il proprio stato di salute, sia per i problemi economici che ne stanno derivando.

In un articolo apparso il 26 febbraio 2020 su “The Lancet”, punto di riferimento internazionale per la comunità scientifica, è stato valutato in 24 studi l’impatto psicologico della quarantena forzata.

Gli studi sono stati svolti in 10 nazioni e condotti su persone affette da SARS, Ebola, influenza H1N1, Sindrome respiratoria Medio orientale (MERS) e influenza equina. Per ognuna di queste sindromi è stata adottata come misura di contenimento la quarantena.

Sappiamo che depressione e disturbo post-traumatico da stress sono le reazioni più comuni.

Vediamo in che modo questo studio ci può aiutare a capire cosa accade in queste condizioni:

Elaborazione delle informazioni


In seguito alla notizia circolante relativa ai malati di Covid-19 in Cina, inizialmente non ci si è preoccupati, sentendola come una cosa lontana e che non ci avrebbe riguardato.

Quando l’infezione si è estesa in Italia e ha iniziato a riguardarci da vicino, con l’introduzione dell’isolamento, e/o della quarantena per qualcuno, abbiamo dovuto iniziare a fare i conti con l’elaborazione di queste nuove informazioni e questa nuova condizione di vita, dapprima con incredulità, poi con una presa di coscienza sempre più marcata.

L’elaborazione psicologica di questo evento può condurre ad una percezione di minaccia, ma vediamola nel dettaglio.



Percezione di minaccia


Quali sono i fattori che determinano questa condizione?


Ovviamente la paura dell’infezione, per sé o per i propri cari. Preoccupazioni che potrebbero aumentare qualora i sintomi fisici avessero caratteristiche simili a quelle dell’infezione, andando a incrementare la condizione di ansia.

Perdite economiche: ci sono persone che sperimentano gravi cambiamenti a livello lavorativo ed economico, andando così a creare un forte fattore di rischio rispetto alla propria identità lavorativa.

Non solo, anche la frustrazione e la noia, possono essere fattori che inficiano la salute psicologica di una persona: l’isolamento, la modifica delle proprie abitudini, così come la riduzione dei contatti sociali possono indurre ad un umore depresso, a frustrazione e a rabbia.

Ricevere informazioni insufficienti e talvolta contraddittorie, costituiscono un ulteriore elemento di disagio, per chi ad esempio non sa quando potrà riprendere la propria attività lavorativa, oppure come comportarsi per evitare di prendere la malattia (vedi l’uso delle mascherine, ora obbligatorie in Lombardia, considerate non necessarie in altre regioni).

In questa fase, maggiore saranno i pensieri catastrofici, maggiori saranno le probabilità di instaurare dinamiche patologiche, sappiamo infatti che i pensieri catastrofici attivano il nucleo amigdaloideo centrale che è coinvolto nello stato emotivo della paura.


Valutazione cognitiva dell’evento


A questo punto, in questo stato emotivo di paura, che avrà comportato complesse modificazioni a livello psichico, ma anche a livello somatico e vegetativo, subentrerà una seconda fase che comporterà una valutazione cognitiva più approfondita, cioè il significato che noi andremo ad attribuire a questo evento.

Tale significato dipenderà dalla valutazione, dalle aspettative e dai comportamenti messi in atto dalla persona, oltre che dal contesto in cui la persona vive.

Facciamo alcuni esempi:


Il lavoratore in proprio


Tra i fattori che potranno avere una grande rilevanza nella valutazione della situazione ci saranno:

L’impatto che la perdita economica avrà nella propria vita

La riduzione dello stile di vita determinato dal cambiamento economico

La percezione di perdita di controllo

La visione negativa di sé e del proprio futuro.

A questo punto potrebbe instaurarsi una depressione, con tendenza all’inattività, mancanza di desiderio di intraprendere nuove esperienze lavorative, ripiegamento su se stessi, irritazione e rabbia per ciò che è successo e verso i membri della propria famiglia che vengono ritenuti non in grado di comprendere.


L’operatore sanitario


Cinque studi hanno confrontato le valutazioni psicologiche di operatori sanitari venuti a contatto con la SARS e che vennero messi in quarantena per 9 giorni.

Dopo la fine della quarantena, i medici riportavano sintomi compatibili con il disturbo acuto da stress, che comporta pensieri intrusivi, incubi, incapacità di provare emozioni positive e altre reazioni come ansia, irritabilità e scoppi di rabbia. Tali sintomi, in alcuni casi, sono stati osservati anche tre anni dopo il periodo di quarantena.

Il disturbo post traumatico da stress si manifesta in conseguenza di un fattore traumatico estremo, cui la persona ha vissuto, ha assistito, o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri.

Eventi come, ad esempio, aggressioni personali, disastri, guerre e combattimenti, rapimenti, torture, incidenti, malattie gravi. La risposta della persona comprende paura intensa e sentimenti di impotenza o di orrore.

Le persone affette da PTSD manifestano difficoltà al controllo delle emozioni, irritabilità, rabbia improvvisa o confusione emotiva, depressione e ansia, insonnia, ma anche la determinazione a evitare qualunque atto che li costringa a ricordare l’evento traumatico.

Un altro sintomo molto diffuso è il senso di colpa, per essere sopravvissuti o non aver potuto salvare altri individui. Dal punto di vista più prettamente fisico, alcuni sintomi sono dolori al torace, capogiri, problemi gastrointestinali, emicranie, indebolimento del sistema immunitario. La diagnosi di PTSD arriva quando il paziente presenta i sintomi caratteristici per un periodo di oltre un mese dall’evento che li ha causati.

Tre studi hanno dimostrato che periodi più lunghi di quarantena erano associati ad un deterioramento peggiore della salute mentale con sintomi da stress post-traumatico, comportamenti di evitamento e rabbia.

Nel caso degli operatori sanitari, si è osservata a questo proposito la tendenza a minimizzare il contatto diretto con i pazienti (evitando persone che tossivano o starnutivano, e la frequentazione di spazi pubblici affollati) e un maggiore assenteismo dal lavoro.


COME PREVENIRE L’ANSIA?


Come ho evidenziato nello schema rappresentativo si può intervenire a 2 livelli:


- a livello della prima fase, quella della percezione immediata (ma forse è già troppo tardi)


- oppure a livello della valutazione cognitiva secondaria.


Sappiamo infatti che quando la dinamica dell’ansia si è instaurata è difficile uscirne, perchè pensieri ansiogeni produrranno la ricerca spasmodica di informazioni che ci sollevino dall’ansia e che in realtà, come vediamo dalle notizie dei telegiornali di questi giorni, non faranno che aumentare l’ansia, in un circolo vizioso che è meglio interrompere.


Interrompere l’ansia non è possibile, è tuttavia possibile intervenire su quei pensieri che la producono.


Come?


Riconoscendo i pensieri catastrofici e le loro caratteristiche.



I pensieri catastrofici


Si tratta di pensieri che invadono la mente, come un’onda che arriva e copre tutto, dando una direzione specifica alla valutazione di un evento che ci è accaduto, delle nostre possibilità di gestirlo e anche della sua evoluzione.


Spesso non ce ne accorgiamo nemmeno e, solo quando ne siamo sommersi, ci rendiamo conto di subirli.


Quali sono le caratteristiche di questi pensieri?


- Sono assoluti: come ben ci ricorda il telegiornale ogni giorno siamo in una crisi economica senza precedenti, non riuscirò a mantenere il lavoro!

- Riguardano l’individuo e le sue risorse: non riuscirò mai ad uscire da questa situazione!

- Sono catastrofici: si tende a costruire una concatenazione tragica di eventi che porteranno alla catastrofe.

Se si riescono a riconoscere i pensieri catastrofici si potrà intervenire e si potrà cercare di non farsi coinvolgere.


In secondo luogo se senti che i pensieri catastrofici hanno ormai avuto il sopravvento su di te e tu sei già giunto nella condizione di avere un umore depresso, allora fermati e cerca di comprendere quali sono le convinzioni che ti sei fatto in merito a:


- Te stesso

- Tua situazione lavorativa

- Condizione economica del paese

- ...............

Infine prova a vedere quanto queste convinzioni siano realistiche e quanto invece siano frutto di quel meccanismo ansiogeno da cui magari sei stato sopraffatto.


Se pensi di essere in difficoltà non esitare a chiamarmi, ciò che non può essere risolto da solo può essere facilmente risolto con un Professionista competente.


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