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Come ci si ammala?Ovvero come si diventa tristi, annoiati, arrabbiati, inibiti, confusi..?


IL PASSAGGIO ALLA MALATTIA

La malattia è stata definita da Giacomo Contri, psicoanalista milanese, come quello stato in cui il soggetto viene forzosamente messo nella condizione di dubitare del suo primo giudizio formulato sul binomio mi va/non mi va.


Vi è un momento in cui il bambino è CAPACE di scegliere, di sapere cosa è bene per lui, di valutare cosa gli piace o cosa non gli va, di avere rispetto per sé stesso (quando dice all’amico “io non gioco più con te!”), insomma un soggetto BEN ORIENTATO, capace di prendere iniziative senza timori. In questo periodo l’altro, ovvero la persona con cui il bambino è a più stretto contatto, è pensato come un collaboratore che agisce per il suo bene.


Tuttavia sappiamo anche che il bambino è ahimé ingenuo e non è ancora capace di discriminare il vero o il falso nell’altro (è corretto l’invito del genitore di non accettare le caramelle dagli sconosciuti, infatti il bambino andrebbe con chiunque non sapendo discriminare). Questo bambino corre così un rischio: quello di privilegiare l’ADESIONE all’altro, anche quando questi non rispetta il suo principio di piacere, ovvero il suo beneficio.

Il sapere competente del bambino che prova a manifestare il suo dispiacere, nei confronti per esempio degli atti lesivi di un adulto, sovente non è sufficientemente difeso.


La difesa di quell’adulto, che viene giustificato nelle sue offese, con frasi del tipo: “è la mamma, è la nonna, è lo zio, quindi non si possono giudicare”…, coincidono talvolta con il male per il figlio. Il bambino, inibito nel suo giudizio, si trova così in una posizione di angoscia: “Tu parli bene. Ciò che dici è giusto, ma io sto male”. Per il bambino è insopportabile sia la sospensione del rapporto con l’altro sia la confusione del giudizio che deriva dal non poter pensare che l’altro sta mentendo.


Il soggetto, stretto in una morsa tra questa ‘amicizia’ spiacevole dell’altro e la contraddizione, utilizza il proprio sapere pratico per conservare il rapporto, ma nella patologia.



LA FISSAZIONE E IL PASSAGGIO ALLA PATOLOGIA


L’inganno si può dire ‘riuscito’ dal momento in cui interviene l’elaborazione da parte del soggetto, il quale contribuisce a mantenerla in vita in modo attivo giustificando l’inganno. Il soggetto ingannato si fa ingannatore, prima di tutto di sé stesso e poi dell’altro.



RIELABORAZIONE TEORIE PATOGENE E RIPRISTINO DELLA NORMA DI SODDISFAZIONE


Nel corso del percorso psicologico viene presentata l’occasione di rivedere queste teorie patogene (es. NULLA HA SENSO, GLI ALTRI SONO TUTTI 'NEMICI', NON CI SI PUO' FIDARE DI NESSUNO...) di cui il soggetto non ha memoria, ma che conosce nei suoi risultati. La parola permette al soggetto di riprendere l’elaborazione e di progredire in essa, ritrovando ciò che non era cosciente. Il risultato è quello di individuare le Teorie e correggere gli errori, permettendo al rapporto di ripresentarsi come offerta benefica.




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