STAI PROVANDO SOFFERENZA? O SEI DISPIACIUTO? Vediamo la differenza.

Aggiornato il: 31 ott 2020


“Maestro, come faccio a sapere

se sono sulla retta via?

Se soffri stai sbagliando”

Antony De Mello

La sofferenza indica sempre che una strada errata è stata intrapresa, tuttavia la sofferenza non è mai da combattere o eliminare come si pensa, bensì è da correggere.


Iniziamo a introdurre l’argomento con una rappresentazione grafica della distinzione tra dispiacere e sofferenza.

Si prova dispiacere perché si è giudicati in maniera ingiusta, quando non si è considerati e apprezzati, quando siamo coinvolti in conflitti eccessivi, in attese non corrisposte, quando la nostra fiducia è stata tradita o non veniamo rispettati.

Quando c’è un lutto, la perdita del lavoro, la fine di una relazione, la perdita di una amicizia, un allontanamento da parte di qualcuno.

Un esame andato male, un dolore fisico, una perdita finanziaria.

Insomma, le possibilità di trovarci in una condizione che provoca dispiacere sono pressocché infinite, tuttavia mentre sappiamo che per l’animale il dispiacere si prova nel presente e finisce al momento del suo scomparire, per l’uomo compare invece una dimensione differente che lo pone in una condizione diversa:

la dimensione auto-interrogativa.

L’uomo a differenza dell’animale, oltre a patire, si interroga anche sul senso del proprio patire.

Perché mi è successo?

Perché proprio a me?

Perché mi sono meritato questo?

Cosa ho fatto di male?

Non è giusto!

Il dispiacere si caratterizza per il fatto di essere un atto subìto, mentre la sofferenza implica il nostro contributo di pensiero.


Nel primo caso siamo sovente impotenti, nel secondo invece possiamo contribuire al nostro destino alimentando determinati pensieri piuttosto che altri.


Si tratta del delicato passaggio dall’esperienza del dispiacere al senso che questo rappresenta per noi.


A partire dalle risposte che ciascuno dà alle domande che si pone ne possono derivare 2 destini differenti:


- uno mobilitante, capace di produrre pensieri che smuovono lo stato di dispiacere in uno di apprendimento, in cui l’esperienza negativa diventa ‘maestra di vita’

- uno limitante, produttore di sofferenza. Una interrogazione circa il proprio dispiacere che può diventare problematizzato.