La relazione impossibile in José Saramago

“Si dice che odia il prossimo soltanto chi odia se stesso, ma il peggiore di tutti gli odi dev’essere quello che spinge a non sopportare l’uguaglianza dell’altro, e probabilmente sarà anche peggio se tale uguaglianza dovesse mai essere assoluta.” J. Saramago in L’uomo duplicato. Il Libro di Josè Saramago, L’uomo duplicato, mette in scena l’impossibilità del rapporto con l’altro identificato uguale a me. L’uguaglianza, di cui Saramago parla, affronta la questione dell’altro come colui con il quale paragonarsi al fine di comprendere chi è il perfetto e chi è il mancante. L’altro non è un essere distinto con cui ho la possibilità di porre le basi per un rapporto di beneficio. Riassumo brevemente il suo libro. Il protagonista, Tertuliano Maximo Alfonso, è un professore di Storia di Scuola Media, separato dalla moglie, non ricorda nè perchè si era sposato nè perchè aveva divorziato. Ha difficoltà con il prossimo, vive una vita solitaria e noiosa, fino al giorno in cui non fa una incredibile scoperta: dietro consiglio di un collega, noleggia una commedia e si trova faccia a faccia con una comparsa la cui somiglianza fisica con lui è netta. Un autentico doppio, la cui esistenza sconvolge quella di Tertuliano, che da quel momento fa di tutto per scoprire chi sia quell’attore, cosa faccia, che storia abbia. L’unico pensiero di Máximo Áfonso da quel momento è che “uno di noi è un errore”, uno sarà l’originale e l’altro il duplicato. Comincerà a raccogliere quante più informazioni possibili sull'uomo, che scoprirà chiamarsi Antònio Claro, fino ad arrivare a conoscerlo di persona e a scoprire che l’altro è nato qualche minuto prima di lui (Io sono il duplicato, concluderà Tertuliano). L’altro non è un uomo con il quale rapportarsi, magari a partire dall’incredibile scoperta della somiglianza, ciò che guida Tertuliano è una economia dell’uguaglianza al ribasso: “Io, almeno, sono professore di Storia, mormorò. Una dichiarazione così, che provocatoriamente aveva inteso determinare e enfatizzare la propria superiorità.” Per poi pentirsi subito dopo: “Attento alla superbia”. L’esito sarà drammatico: Antonio Claro organizzerà una notte d’amore con la fidanzata di Tertuliano, lui non si opporrà, andrà a casa di Antonio Claro e passerà la notte con la moglie di quest’ultimo. Antonio Claro e la sua fidanzata moriranno in un incidente stradale, e Tertuliano prenderà il posto dell’attore. Il finale prevede ancora un colpo di scena: “il tempo si è pentito ed è tornato indietro”, non così per Tertuliano che ripeterà di nuovo il copione precedente. Il nuovo Antonio Claro riceverà una telefonata identica a quella effettuata da Tertuliano a suo tempo, ma l’esito sarà ancora una volta drammatico. In questo racconto non c’è mai una relazione di beneficio con l’altro, sia che si tratti della sua attuale fidanzata, sia dei suoi colleghi di lavoro o di sua madre. La fidanzata è poco più che un passatempo, non sempre piacevole; la madre non è una partner con il quale pensare ciò che gli sta accadendo “ha promesso alla madre che non s’incontrerà più con Antonio Claro e così nessuno un domani potrà accusarlo di aver fatto un solo passo in tal senso”, tutt’al più è vista come qualcuno che potrebbe presentargli una colpa; i colleghi e il Preside sono figure che si intervallano nella sua vita con fastidio, distraendolo dalla propria vita solitaria. E infine compare Antonio Claro, il doppio, che viene a rappresentare la propria mancanza, a partire dall’altro io faccio i conti non ciò che non possiedo, che non ho, con il mio essere semplicemente un duplicato. In questo senso si può usufruire dell’affermazione di Lacan “l’ego è sempre un alter-ego”. L’errore di cui parla Tertuliano: “uno di noi è un errore”, è sempre una colpa, non è qualcosa cui si può intervenire per correggere, ma un destino ineluttabile. Nella relazione soddisfacente l’uguaglianza non è prevista, anzi l’ineguaglianza è un titolo di privilegio: quello consistente in una distinzione di posti, Soggetto e Altro, in cui distinguiamo un soggetto che è fonte del beneficio e quello dell’altro che ne è beneficiario.



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